Superbonus: criteri per il raggiungimento della percentuale del 60% dei lavori

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sui criteri per il raggiungimento della percentuale del 60% dei lavori di cui al comma 8-bis dell’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (Agenzia delle entrate – Risposta 24 novembre 2021, n. 791).

Nel caso di specie, il contribuente intende effettuare un intervento di ristrutturazione edilizia di un edificio di cui è comproprietario, insieme ad altre persone fisiche, costituito da tre appartamenti di categoria A/4 ed un deposito pertinenziale di categoria C/2; al termine dei lavori, saranno realizzati cinque appartamenti e tre box auto.
L’Istante precisa che tale opera sarà regolarmente autorizzata dal Comune e sul provvedimento autorizzativo sarà evidenziata la circostanza che tutto il complesso a fine lavori risulterà residenziale.
Tutte le opere saranno progettate e certificate come da previsione normativa (certificazioni statiche preliminari, progetto strutturale, computo analitico degli oneri e collaudo finale).
Il completamento degli interventi, con le opere di finizione ed impiantistiche, avverrà entro i termini di validità del permesso di costruire (tre anni) mentre le opere aventi valenza strutturale termineranno entro il 31 dicembre 2022 ed entro giugno 2022 verrà completato il 60% delle stesse.
Poiché l’Istante intende fruire solamente del ” supersismabonus” e non del ” superecobonus”, chiede se:
1) ai fini del raggiungimento della percentuale del 60% dei lavori di cui al comma 8-bis dell’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, si debba tener conto solo delle opere aventi valenza strutturale, ovvero di miglioramento sismico;
2) il limite di detrazione fiscale sia di 96.000,00 euro per le quattro unità immobiliari preesistenti, ovvero 384.000,00 euro;
3) in base alla nuova modulistica CILA sia necessario presentare una comunicazione per le opere oggetto di miglioramento sismico (tutte le opere strutturali) e parallelamente il permesso di costruire per tutte le opere non oggetto di detrazioni (murature, finizioni, serramenti, impianti etc).

Con riferimento al caso di specie e in relazione al primo quesito, l’Agenzia rileva che ai sensi del comma 8-bis del predetto articolo 119, richiamato dall’Istante, «per gli interventi effettuati dalle persone fisiche di cui al comma 9, lettera a), per i quali alla data del 30 giugno 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 60 per cento dell’intervento complessivo, la detrazione del 110 per cento spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022».
In sostanza, per effetto di tale disposizione, le persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa o di arti e professioni, possono fruire del Superbonus con riferimento agli interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022. Ciò a condizione, tuttavia, che al 30 giugno di tale anno siano stati effettuati almeno il 60 per cento dell’intervento complessivo.
Al riguardo, stante la formulazione della norma, ai fini della verifica della circostanza che al 30 giugno 2022 sia stato realizzato almeno il 60 per cento dell’intervento ” complessivo”, tale percentuale va commisurata all’intervento complessivamente considerato e non solo ai lavori antisismici.
In merito al secondo quesito, l’Agenzia fa presente che come chiarito con la citata circolare n. 30/E del 2020, anche ai fini del Superbonus, nel caso in cui gli interventi comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa, vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori.
Pertanto, nel caso di specie, atteso che l’edificio all’inizio dei lavori è composto da 4 unità immobiliari, il limite di spesa ammesso al Superbonus, nel rispetto di ogni altra condizione ed adempimento richiesto dalla norma e non oggetto dell’istanza, è pari a 384.000 euro (96.000 x 4).
Con riferimento al terzo quesito, concernente le modalità di presentazione della CILA e della richiesta del permesso di costruire, l’Agenzia rappresenta che esulano dall’ambito dell’istituto dell’interpello di cui all’articolo 11 della legge n. 212 del 2000 tutte quelle ipotesi contraddistinte da una spiccata rilevanza di profili fattuali la cui veridicità e correttezza è compiutamente riscontrabile solo in sede di accertamento, nonché quelle fattispecie caratterizzate dalla necessità di espletare attività istituzionalmente di competenza di altre amministrazioni, enti o altri soggetti che presuppongono specifiche competenze tecniche non di carattere fiscale (cosiddetti ” accertamenti di tipo tecnico”).

Estensione del regime lavoratori impatriati per i controesodati

Chi possiede i requisiti previsti dal DL Crescita (D.L. n. 34/2019), ossia avere almeno un figlio minorenne o a carico o essere diventato proprietario di un immobile residenziale dopo il trasferimento in Italia, nei 12 mesi precedenti o nei 18 mesi successivi l’opzione, se è stato iscritto all’Aire, può beneficiare del regime speciale per lavoratori impatriati per ulteriori cinque periodi d’imposta (Agenzia Entrate – risposta 24 novembre 2021, n. 789).

L’art. 5, co. 1, D.L. n. 34/2019, conv. nella L. n. 58/2019, ha modificato alcuni dei requisiti soggettivi ed oggettivi, incrementato le percentuali di abbattimento dell’imponibile fiscale dei redditi agevolabili e previsto, al verificarsi di determinate condizioni, l’estensione per un ulteriore quinquennio del periodo agevolabile.
Con l’art. 16, co. 3-bis, D.Lgs. n. 147/2015, come inserito dall’art. 5, co. 1, lett. c), decreto Crescita, il legislatore ha introdotto un’estensione temporale del beneficio fiscale ad ulteriori cinque periodi di imposta, con tassazione nella misura del 50% del reddito imponibile, in presenza di specifici requisiti quali, alternativamente:
– l’avere almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
– l’acquisto di un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia direttamente da parte del lavoratore oppure da parte del coniuge, del convivente o dei figli, anche in comproprietà (tale ultima ipotesi deve realizzarsi successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento).

La percentuale di tassazione dei redditi agevolabili prodotti nel territorio dello Stato negli ulteriori cinque periodi d’imposta si riduce al 10% se il soggetto ha almeno tre figli minorenni o a carico.
Successivamente l’art. 1, co. 50, L. n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021) ha inserito nel predetto art. 5 del decreto Crescita, il comma 2-bis, al fine di consentire l’applicazione dell’estensione per un ulteriore quinquennio della fruizione del regime speciale per lavoratori impatriati, anche a coloro che siano stati iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero o che siano cittadini di Stati membri dell’Unione europea, che hanno già trasferito la residenza prima dell’anno 2020 e che alla data del 31 dicembre 2019 risultano beneficiari del regime dei lavoratori impatraiti previsto dall’art. 16, D.Lgs. n. 147/2015.
La richiamata norma della legge di Bilancio 2021 ha stabilito che possono fruirne, mediante l’esercizio di un’apposita opzione, le persone fisiche che:
– durante la loro permanenza all’estero sono state iscritte all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) ovvero sono cittadini di Stati membri dell’Unione Europea;
– hanno trasferito la residenza fiscale in Italia prima del 2020;
– già beneficiavano del regime speciale per i lavoratori impatriati alla data del 31 dicembre 2019.

L’opzione si perfeziona con il pagamento di un importo pari:
– al 10% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo agevolabili prodotti nel periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se al momento di esercizio della stessa il lavoratore soddisfa, alternativamente, specifici requisiti: ha almeno un figlio minorenne (anche in affido preadottivo) ovvero è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia dopo il trasferimento, nei dodici mesi precedenti o entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito, senza applicazione di sanzioni;
– al 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo agevolabili prodotti nel periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se in tale momento il lavoratore ha almeno tre figli minorenni (anche in affido preadottivo) e diventa proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia dopo il trasferimento, nei dodici mesi precedenti o entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione, pena la restituzione del beneficio, senza applicazione di alcuna sanzione.

Tenuto conto di quanto previsto dalla normativa, l’opzione non può essere esercitata:
– dai soggetti che hanno trasferito la residenza in Italia a decorrere dal 30 aprile 2019;
– dagli sportivi professionisti.

Per effetto della lettura congiunta della disposizione che consente l’esercizio dell’opzione soltanto ai soggetti che hanno già trasferito la residenza prima dell’anno 2020 e di quella che preclude tale possibilità a coloro che si sono trasferiti a decorrere dal 30 aprile 2019, l’applicazione dell’art. 1, co. 50, della legge di bilancio 2021 risulta riservata a coloro che hanno acquisito la residenza fiscale italiana prima del 30 aprile 2019 (sempreché al 31 dicembre 2019 risultino beneficiari del regime agevolato).
L’articolo 5, co. 2-bis, del decreto Crescita non contiene alcuna limitazione soggettiva all’esercizio dell’opzione da parte dei soggetti (cd. “Controesodati”) che sono rientrati in Italia usufruendo degli incentivi fiscali di cui alla L. n. 238/2010, pertanto, l’opzione in argomento può essere esercitata anche dai soggetti Controesodati che essendosi avvalsi della facoltà ammessa dall’art. 16, co. 4, D.Lgs. n. 147/2015, dal 2016 o dal 2017 e fino al 2020 hanno beneficiato del regime speciale per lavoratori impatriati nella versione antecedente a quella risultante dalle modifiche apportate dal decreto Crescita.
Ugualmente, per i soggetti che avendo i requisiti di cui all’art. 2, co. 1, della cit. L. n.  238/2010, hanno fruito del regime impatriati ante decreto Crescita avvalendosi dell’art. 16, co. 4, D.Lgs. n. 147/2015.
L’art. 1, co. 50, della legge di Bilancio 2021 restringe la platea dei potenziali fruitori dell’opzione, infatti, benché beneficiari al 31 dicembre 2019 del regime speciale per lavoratori impatriati, sono in ogni caso esclusi dalla possibilità di esercizio dell’opzione:
– coloro che non sono stati iscritti all’AIRE;
– i cittadini extra-comunitari anche se beneficiari del regime speciale per lavoratori impatriati.

Con riferimento al primo punto va precisato che l’iscrizione all’AIRE non era un requisito di accesso agli incentivi per i Controesodati, né era un requisito per esercitare l’opzione di cui all’art. 16, co. 4, D.Lgs. n. 147/2015.

Pertanto, i soggetti Controesodati, iscritti all’AIRE, che al 31 dicembre 2019 beneficiavano del regime speciale per lavoratori impatriati, possono esercitare l’opzione di cui art. 1, co. 50, L. n. 178/2020 e, quindi, accedere alla misura di cui all’art. 5, co. 2-bis, del decreto Crescita.

IVA: cessione di beni tramite incaricati alla vendita

Ai fini IVA, le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilabili alle vendite per corrispondenza e, pertanto, non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura (se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione ell’operazione), né all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 25 novembre 2021, n. 793)

Nel commercio elettronico indiretto la transazione commerciale avviene in via telematica ma il cliente riceve la consegna fisica della merce a domicilio secondo i canali tradizionali, ossia tramite vettore o spedizioniere.
In altri termini, la stipula e il perfezionamento del contratto di vendita avvengono on-line, come il pagamento del corrispettivo, mentre la consegna del bene avviene fisicamente, ossia mediante mezzi ordinari.
Ai fini IVA, le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilabili alle vendite per corrispondenza e, pertanto, non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura (se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione ell’operazione), né all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale.
I corrispettivi delle vendite devono, tuttavia, essere annotati nel registro previsto dall’articolo 24 del Decreto IVA.
Con riferimento agli obblighi di memorizzazione elettronica ed invio telematico dei corrispettivi – obblighi che dal 1° gennaio 2020, con portata generale, hanno sostituito le tradizionali modalità di certificazione a mezzo ricevuta o scontrino fiscale – si è parimenti evidenziata la loro non applicabilità alle ipotesi di commercio elettronico:
Alla luce di quanto sopra, nella fattispecie rappresentata nell’istanza di intrrepello,considerato che:
– in tutte le ipotesi di vendita, il rapporto si instaura tra l’istante cedente ed un cessionario cosumatore italiano;
– l’acquisto avviene tramite il sito internet dell’istante, utlizzando strumenti tracciabili di pagamento, mentre la consegna fisica dei beni avviene successivamente presso l’indirizzo indicato dall’acquirente ed è curata, normalmente, tramite vettore;
tale tipologia di vendita non può che considerarsi commercio elettronico indiretto e, conseguentemente, l’istante non è tenuta a documentare i relativi corrispettivi né tramite fattura (fatta salva un’eventuale richiesta del cessionario in tal senso), né ex articolo 2 del d.lgs. n. 127 del 2015.
Resta comunque ferma:
– la possibilità di procedere nel senso prospettato (ossia tramite memorizzazione elettronica ed invio telematico dei corrispettivi, ovvero emissione di fattura) su base volontaria;
– l’obbligo, in caso contrario, di procedere comunque all’annotazione dei corrispettivi nel registro di cui all’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

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