Contributo minimale calcolato sulla retribuzione virtuale

L’importo della retribuzione, da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali, non può essere inferiore all’importo di quella che ai lavoratori del settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale (cd. “minimale contributivo”). Per le imprese edili sono individuate ipotesi di esenzione dall’obbligo del minimale contributivo, ma incombe sul datore di lavoro l’onere di allegare e provare la ricorrenza di tali ipotesi. (Corte di Cassazione – Ordinanza 25 novembre 2021, n. 36713).

Il Caso

Nel caso di specie gli ispettori hanno contestato al datore di lavoro l’omissione contributiva in considerazione del versamento effettuato sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta, in ragione dei giorni di presenza dei lavoratori, senza tenere conto del minimale contributivo.
Il giudice del lavoro ha confermato la pretesa contributiva, ritenendo che il datore di lavoro fosse tenuto al versamento del cd. “minimale contributivo” e che, quindi, dovesse rapportare la contribuzione alla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva prevalente nel settore di appartenenza e non a quella effettivamente versata in ragione dei giorni di presenza dei lavoratori.

Decisione della Cassazione

La decisione, impugnata dall’impresa, è stata confermata dalla Corte di Cassazione.
La Corte Suprema ha affermato che l’importo della retribuzione, da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali, non può essere inferiore all’importo di quella che ai lavoratori di un determinato settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale – cd. “minimale contributivo” (art. 1 del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338).
In base alla disposizione – con esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale – il riferimento alla contrattazione collettiva opera senza le limitazioni derivanti dall’applicazione dei criteri di cui all’art. 36 Costituzione (cd. “minimo retributivo costituzionale”), in quanto rilevanti solo quando a detti contratti si ricorre – con incidenza sul distinto rapporto di lavoro – ai fini della determinazione della giusta retribuzione.
La regola del minimale contributivo deriva dal principio di autonomia del rapporto contributivo rispetto alle vicende dell’obbligazione retributiva, ben potendo l’obbligo contributivo essere parametrato ad importo superiore a quanto effettivamente corrisposto dal datore di lavoro.
La Corte Suprema osserva che per il settore dell’edilizia, in particolare, le ipotesi di esenzione dall’obbligo del minimale contributivo sono espressamente individuate dalla disciplina di settore (art. 29 del D.L. n. 244 del 1995), in ragione della peculiarità del settore medesimo ove la possibilità di rendere la prestazione lavorativa è normalmente condizionata da eventi esterni che sfuggono al controllo delle parti.
Nondimeno, anche nei settori diversi da quello edile, la contribuzione risulta dovuta nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione stessa che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da una libera scelta del datore di lavoro e non dalle ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo (quali malattia, maternità, infortunio, aspettativa, permessi, cassa integrazione).
Di conseguenza, precisa la Corte Suprema, qualora gli enti previdenziali e assistenziali pretendano da un’impresa differenze contributive sulla retribuzione virtuale determinata secondo il criterio del minimale contributivo (ai sensi dell’art. 1, co. 1 del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, anche con riferimento all’orario di lavoro, incombe al datore di lavoro allegare e provare la ricorrenza di un’ipotesi eccettuativa dell’obbligo.

Pertanto, l’esenzione dall’obbligo del contributivo, sulla base della necessità di adeguare la contribuzione alla prestazione effettivamente resa (id est: alle giornate lavorative effettivamente espletate), deve ritenersi ammessa soltanto per quelle situazioni di “sospensione” dell’attività lavorativa per le quali, detta esenzione, sia stabilita da fonti legali e/o contrattuali.

Pubblici esercizi: sospensione dell’erogazione dell’elemento economico di garanzia dalla Fipe

La FIPE ha dato indicazione di non procedere all’erogazione dell’elemento economico di garanzia da erogare con la retribuzione del mese di novembre 2021.

La Federazione, in conseguenza della gravissima crisi di tutto il settore dei pubblici esercizi, causata dalle misure restrittive e di contenimento a seguito della pandemia da Covid-19, dà indicazione di non procedere alla erogazione dell’elemento economico di garanzia, previsto con la retribuzione del mese di novembre 2021.

Livello

Importi in euro

A, B 186,00
1, 2, 3 158,00
4, 5 140,00
6S, 6, 7 112,00

Da parte della Federazione è stata ribadita, la posizione federale di non corrispondere l’importo previsto a titolo di elemento economico, con la retribuzione del mese di novembre.
Come noto, questa decisione trova il suo fondamento nel quadro economico di gravissima crisi del settore, a seguito della pandemia da Covid-19. Inoltre, l’elemento economico di garanzia, è un trattamento legato alla produttività, tanto che le norme contrattuali, introdotte per il premio di risultato, si applicano anche all’elemento economico di garanzia.
Le mutate condizioni rispetto al momento della sottoscrizione del CCNL, non rendono, infatti, possibile erogare un trattamento retributivo legato alla produttività in una situazione di grave crisi economica come quella che tutte le imprese del settore hanno attraversato e stanno tuttora stanno vivendo, legata alle perduranti incertezze generate dalla pandemia.
La decisione assunta dalla Federazione, collegata alla gravissima crisi del settore, trova, peraltro, il fondamento tecnico nul CCNL, esplicito nella previsione della fattispecie di deroga all’obbligo con il richiamo: “a fronte di situazioni economiche di particolare rilievo o con riferimento ad eventi estremi…”
La posizione della Federazione, peraltro già formalizzata in una lettera inviata alle Segreterie Generali delle OO.SS. dei lavoratori, con la quale le stesse hanno dato indicazione alle strutture di non procedere erogare l’elemento economico di garanzia, è stata nuovamente comunicata nella riunione del 10 novembre scorso.
A loro volta, le OO.SS. non si sono ancora espresse in merito.
Si ricorda, inoltre, che dal mese di novembre 2021, il CCNL ha previsto nuovamente l’inclusione  degli scatti di anzianità nel calcolo del Trattamento di fine rapporto.
La norma transitoria, infatti, dispone che, è escluso dalla quota annua della retribuzione utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto, l’importo degli scatti di anzianità, dalla data dell’1/1/2018 fino al 31/10/2021.

Trasporto e Logistica: protocollo sicurezza Covid-19

Siglato l’11/11/2021, tra il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, le associazioni datoriali Confindustria, Confetra, Confcoooperative, Conftrasporto/Confcommercio, Confartigianato Trasporti, Assoporti, Assaeroporti, CNA-FITA, AICAI, ANITA, ASSTRA, ANAV, AGENS, Confitarma, Assarmatori, Legacoop Produzione Servizi e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILTRASPORTI, il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nel settore del trasporto e della logistica.

Il 14/3/2020 è stato adottato il Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, relativo a tutti i settori produttivi (successivamente aggiornato il 6/4/2021) e, in data 20/3/2020, il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti nel settore dei trasporti e della logistica. Il 30/8/2021 sono state inoltre modificate con Ordinanza del Ministro della Salute le “Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel trasporto pubblico”. Stante le ulteriori misure normative intercorse, il mutare della situazione epidemiologica e l’evoluzione della campagna di vaccinazione, l’introduzione dell’obbligo di certificazione verde per i lavoratori si ritiene necessario procedere ad un aggiornamento del Protocollo condiviso di regolamentazione relativo al settore trasporti e logistica.
Il suddetto protocollo prevede adempimenti per ogni specifico settore nell’ambito trasportistico, ivi compresa la filiera degli appalti funzionali al servizio ed alle attività accessorie e di supporto correlate. Ferme restando le misure per le diverse modalità di trasporto, si richiama l’attenzione sui seguenti adempimenti comuni e sugli adempimenti per i seguenti settori:
– SETTORE AEREO
– SETTORE AUTOTRASPORTO MERCI
– SETTORE TRASPORTO PUBBLICO LOCALE AUTOMOBILISTICO, METROPOLITANO, TRANVIARIO, FILOVIARIO, FUNICOLARI, LACUALE, LAGUNARE, COSTIERO E FERROVIARIO DI COMPETENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
– SETTORE FERROVIARIO DI INTERESSE NAZIONALE E A LIBERO MERCATO
– SETTORE MARITTIMO E PORTUALE
– SERVIZI DI TRASPORTO NON DI LINEA.